martedì 2 agosto 2016

Einstein contro Oppenheimer

Einstein e Oppenheimer
Il 1933 non fu certamente un anno sereno per Albert Einstein. A Marzo il partito nazionalsocialista ottenne il controllo della maggioranza dei seggi al Reichstag, e in meno di un mese Hitler trasformò la Germania in una dittatura. Il 7 Aprile furono dimessi dai loro incarichi tutti i professori universitari di origine ebraica, tra cui lo stesso Einstein - che in quel momento si trovava a Princeton, nel New Jersey, in veste di professore ospite. Pochi mesi più tardi, dal momento che le persecuzioni contro il popolo ebraico diventavano sempre più violente, il fisico decise di trasferirsi stabilmente negli Stati Uniti.

 Nello stesso perido, a Princeton, si trovava anche Robert Oppenheimer. Questi sarebbe divenuto il direttore scientifico del Progetto Manhattan, e oggi è ricordato come il padre della bomba atomica. Al tempo però Oppenheimer era solamente un distinto ricercatore e professore universitario.

 In questo contesto, i due geni della fisica si incontrarono e disputarono una partita a scacchi che è pervenuta fino a noi. In questo post non si parlerà infatti di fisica, ma ripercorreremo e analizzeremo le mosse di questo match.




 Einstein gioca coi pezzi bianchi, mentre Oppenheimer è dalla parte del Nero

La partita si apre con una sequenza di mosse piuttosto standard, che definiscono una cosiddetta partita spagnola.

 


A questo punto Oppenheimer risponde facendo avanzare il pedone in A7 di una casella per minacciare l'alfiere di Einstein.


Einstein risponde facendo ritirare l'alfiere, come avviene nella maggior parte dei casi.



A questo punto Oppenheimer fa avanzare il pedone in B7 di due caselle, rinnovando la minaccia all'alfiere di Einstein. Non si tratta di una mossa particolarmente brillante, dal momento che in questo modo il fisico tedesco viene costretto a ritirare l'alfiere in B3, con le conseguenze discusse qui sotto.


In questo modo tuttavia l'alfiere di Einstein finisce per attaccare la casa F7 (quella occupata da un pedone, adiacente al re nero e sopra all'alfiere di Oppenheimer), la quale è difesa solo dal re. Se Einstein riuscisse a portare la sua donna in quella casa potrebbe dare lo scacco matto al suo avversario. Oppenheimer risponde muovendo uno dei suoi cavalli:



 In questo modo il fisico americano sta attaccando il pedone isolato di Einstein con il cavallo appena mobilitato. Einstein decide tuttavia di arroccare, puntando a un gioco più tattico - come testimonieranno le sue mosse successive.



 A questo punto Oppenheimer, non intuendo le intenzioni del suo rivale, mangia il pedone avversario e rimuove dalla scacchiera il primo pezzo.



Einsein risponde muovendo la sua torre in modo da minacciare il cavallo appena mobilitato da Oppenheimer.



Oppenheimer si ritrova quindi in difficoltà: se non sposta il cavallo che si trova al centro della scacchiera, la torre di Einstein potrà mangiarlo. Se invece il cavallo viene spostato, il fisico tedesco potrà appropriarsi del pedone centrale di Oppenheimer col cavallo, difendendolo al contempo con la torre. Il fisico americano salva la situazione mobilitando un altro pedone, che andrà a difendere il cavallo in pericolo (in questo modo Einstein dovrebbe sacrificare la sua torre per appropriarsene, il ché è assolutamente sconveniente).


 A questo punto la mossa più naturale per Einstein consisterebbe nel far avanzare di una casa il pedone in D2 (quello davanti alla sua donna). In questo modo Oppenheimer sarebbe costretto a muovere il cavallo, consentendo al fisico tedesco di catturare il pedone a cui mirava nella mossa precedente. Einstein decide tuttavia di spostare il pedone all'estrema sinistra della scacchiera, in modo da minacciare un altro pedone di Oppenheimer.



Si tratta comunque di una mossa interessante: se Oppenheimer mangia il pedone appena mosso da Einstein col suo pedone in B5 (seconda colonna da sinistra), l'alfiere bianco potrà non solo mangiarlo, ma inchioderà il cavallo nero al re (ovvero l'americano non potrà muoverlo senza esporre il re all'alfiere avversario).

A questo punto si verifica il primo errore sostanziale da parte di Oppenheimer. Questi potrebbe spostare il suo alfiere sinistro (destro, dal nostro punto di vista) fino alla casa C5 (terza colonna da sinistra), in modo da minacciare la casa F2, protetta solo dal re ma già attaccata dal cavallo di Oppenheimer. In questo modo il fisico statunitense potrebbe sfruttare l'imprecisione precedente di Einstein sia per appropriarsi di un altro pedone che per minacciare il re avversario. Probabilmente non accortosi di questa possibilità, Oppenheimer decide di difendere il suo pedone facendolo avanzare di un'altra casa.


A questo punto Einstein fa avanzare uno dei suoi pedoni per minacciare il cavallo di Oppenheimer e aprire la strada alla sua torre.



Oppenheimer risponde spostando il cavallo minacciato e aggredendo a sua volta l'alfiere di Einstein con lo stesso cavallo.



A questo punto Einstein ignora la minaccia di Oppenheimer e conquista finalmente l'agognato pedone al centro della scacchiera col suo cavallo. Ad ogni modo, se anche il cavallo avversario mangiasse il suo alfiere *(nella mossa precedente Oppenheimer finiva per minacciare un alfiere di Einstein col cavallo) , Einstein potrebbe ristabilire la situazione conquistando il cavallo di Oppenheimer con il pedone in C2. Il fisico americano risponde spostando il suo cavallo a difesa del re.



La mossa di Oppenheimer trova giustificazione nel fatto che Einstein minacciava uno scacco di scoperta: muovendo nuovamente il cavallo, il fisico tedesco avrebbe potuto conquistare il cavallo mosso da Oppenheimer, minacciando al contempo il re nero con la torre e la donna col cavallo appena spostato. Ciò avrebbe portato Einstein in una situazione di vantaggio considerevole.

 Einstein comincia ora una notevole azione d'attacco spostando la sua donna in F3 in modo da minacciare la casa F7, occupata da un pedone nero, attaccata anche dal cavallo bianco e difesa solo dal re. Come prima, portare la donna in questa casa equivarrebbe a uno scacco matto che vedrebbe Einstein come vincitore.



A questo punto Oppenheimer commette un secondo errore. Per difendersi dall'attacco di Einstein sarebbe bastato muovere l'alfiere nero adiacente alla donna nella casa E6 (quarta colonna da destra). In questo modo la casa minacciata da Einstein sarebbe stata difesa anche da un altro pezzo, il ché avrebbe scongiurato l'attacco.

 Oppenheimer decide invece di far avanzare il pedone minacciato di una casa. In questo modo la donna di Einstein non può più avvicinarsi al re senza essere mangiata, ma lo schieramento dell'americano presenta una debolezza sfruttata immediatamente da Einstein nella mossa seguente.



Come preannunciato, Einstein sfrutta la falla presentata dallo schieramento di Oppenheimer spostando la donna nella colonna di destra e mettendo il re sotto scacco.


Oppenheimer ricorre allora all'unica mossa che può trarlo in salvo, e frappone un pedone tra la donna di Einstein e il suo re.



Ad ogni modo, Oppenheimer se la sta vedendo davvero brutta:
  • Se Einstein muove il cavallo posizionato al centro della scacchiera Oppenheimer sarà costretto a far mantenere la posizione al suo cavallo a difesa del re. Spostandolo lascerebbe infatti scoperto il suo pezzo più importante all'attacco della torre avversaria.
  • Il suo pedone posizionato nella seconda colonna da destra non è difeso da altri pezzi: il cavallo non può spostarsi per le ragioni che abbiamo appena visto, mentre il pedone a destra non può muoversi a meno di lasciare scoperta la torre alla donna bianca.
 Einstein approfitta della situazione per conquistare il pedone indifeso di Oppenheimer col suo cavallo centrale, lasciando quindi inchiodato al re il cavallo nero.



Il cavallo di Einstein minaccia ora sia la torre che l'alfiere di Oppenheimer. Questi risponde catturando il cavallo bianco col pedone, sacrificando quindi la propria torre lasciata indifesa davanti alla donna avversaria.



A questo punto vediamo il terzo errore di Oppenheimer. Einstein sta infatti per proporre una nuova minaccia: è infatti libero di muovere il suo alfiere dalle retrovie di C1 fino alla colonna di destra. In questo modo l'alfiere dell'americano potrà essere conquistato da quello bianco senza che questo sia minacciato dal re avversario. Una possibile contromossa potrebbe essere il far avanzare il pedone in G6 di una casa, in modo da impedire l'avanzata dell'alfiere di Einstein.

 Oppenheimer decide però di conquistare l'alfiere di Einstein (non quello che si prepara al nuovo attacco) col cavallo libero e minacciare al contempo la torre rivale.



 A questo punto Einstein sceglie di rinviare l'attacco e di conquistare il cavallo schierato da Oppenheimer col pedone in C2.



Oppenheimer non si accorge ancora della minaccia e fa avanzare la sua donna.


Einstein risponde come previsto, ovvero spostando il suo alfiere nella colonna di destra e minacciando un nuovo attacco.



Oppenheimer si ritrova quindi con due pezzi inchiodati al re: alfiere e cavallo. Non avendo modo di proteggere l'alfiere dall'ultimo attacco di Einstein, decide di spostare il re per rimuovere l'inchiodatura del cavallo.



Einstein procede come pianificato catturando l'alfiere nero e minacciando il cavallo di Oppenheimer.



Oppenheimer non può muovere il cavallo minacciato senza lasciare scoperta la sua donna all'alfiere avversario. La minaccia di Einstein però non si ferma qui: anche dopo che il suo alfiere avrà avuto la meglio sul cavallo nero, nè il re nè la donna potranno impossessarsene senza essere abbattuti dalla torre di Einstein.

Il fisico statunitense decide quindi di mobilitare il suo alfiere, in modo che Einstein sia costretto a lasciare scoperta la sua donna alla torre nera per concretizzare il suo attacco.




Einstein è quindi costretto a rinviare di nuovo l'attacco spostando la sua donna in G7. In questo modo il cavallo nero resta inchiodato alla donna e, se Oppenheimer conquista l'alfiere avversario con la torre, Einstein potrà appropriarsi di quest'ultima proprio con la sua donna.



Oppenheimer risponde spostando la torre a difesa del cavallo.



A questo punto Einstein non ha pezzi con cui attaccare ulteriormente Oppenheimer ed è costretto a ricorrere al cavallo e alla torre rimasti immobili fino a quel momento. Comincia quindi spostando il cavallo:



Oppenheimer sceglie di far avanzare uno dei suoi pedoni per lasciare una via di fuga al re.



A questo punto Einstein da inizio a un nuovo attacco strategico mobilitando la sua torre sinistra.



Oppenheimer risponde facendo avanzare il pedone nella colonna di sinistra per ultimare lo schieramento difensivo.



A questo punto Einstein effettua una mossa interessante e sposta il suo cavallo per minacciare la donna nera.



Oppenheimer ha ora tre possibilità:
  • Lasciare che il cavallo di Einstein conquisti la sua donna e sfruttare questa mossa per muovere altri pezzi.
  • Mangiare il cavallo bianco col pedone in D5, ma in questo modo fornirebbe al pedone centrale di Einstein un pezzo da mangiare. In questo modo la donna nera finirebbe inchiodata al re dalla torre bianca appena spostata e sarebbe condannata.
  • Spostare la donna permettendo così ad Einstein di ultimare l'attacco al suo cavallo e alla sua torre.
Insomma, in tutti i casi Oppenheimer finirà in netto svantaggio.

La soluzione scelta dal fisico americano è la seconda, il ché da vita alla sequenza di mosse pianificate da Einstein.



Il re di Oppenheimer è ancora sotto scacco, e questi è costretto a farlo indietreggiare, rinunciando così alla difesa del cavallo lungamente conteso.



Einstein procede quindi conquistando proprio il cavallo abbandonato da Oppenheimer.



A questo punto ad Oppenheimer non resta che arrendersi al genio di Einstein. La partita termina qui.


Conclusioni

 In questo articolo molto diverso dal solito non ci siamo occupati di fisica ma di due fisici. Le menti di Albert Einstein e di Robert Oppenheimer, che diedero fondamentali contributi allo sviluppo scientifico, si scontrarono nel 1933 in un'interessante partita a scacchi. Fin dalle prime mosse emerge l'inesperienza del fisico americano, mentre la superiorità di Einstein viene evidenziata specialmente nelle fasi d'attacco. Il padre della Teoria della Relatività faceva un grande uso delle inchiodature e sicuramente non era un principiante nel gioco degli scacchi. La partita termina proprio con la schiacciante vittoria di quest'ultimo.
Spero che il post ti sia piaciuto, in tal caso ti sarei grato se decidessi di condividerlo ;-)

Giulio

Nessun commento:

Posta un commento